La parola agli esperti: mutuo acquisto casa

mutuo per comprare casa

Quando ci decidiamo a comprare un immobile, uno dei primi passi è la ricerca di un mutuo per la casa che si adatti alle nostre possibilità e alle nostre esigenze. Abbiamo intervistato Andrea Bellassai , consulente finanziario esperto del credito, e collaboratore di Housefy.

Andrea, cosa valutano le banche quando devono decidere se concedere o meno un mutuo ad un privato per l’acquisto della prima casa?

Attualmente  l’analisi del cliente  viene effettuata  a 360 gradi. Le banche infatti verificano la solvibilità del cliente in base al reddito, all’anzianità lavorativa e alla tipologia del reddito stesso  (dipendente o autonomo). In ultimo viene verificato il rapporto tra l’importo di mutuo richiesto e il prezzo di acquisto della casa.

Parlando di tassi di interesse dei mutui, credi che ora sia un buon momento per chiedere un mutuo alla banca?

Questo è il momento migliore per chiedere un mutuo in quanto siamo in un periodo di tassi ai minimi storici. Questo regime di tassi ormai è in vigore da qualche anno ed è destinato a mantenersi almeno fino a tutto il 2020 e parte del 2021. La risposta è quindi: assolutamente si, questo è il momento di comprare.

Consiglieresti il tasso variabile? Se si, a quali condizioni?

Visto il momento favorevole per ciò che concerne i tassi mi sentirei di consigliare il tasso fisso. Il tasso variabile lo considero adatto solo in presenza di importi di mutuo elevati dove la differenza di rata tra un fisso e un variabile comincia ad essere rilevante.

Ad oggi, credi che sia possibile richiedere un finanziamento totale del valore dell’immobile?

Attualmente il sistema bancario prevede al massimo  il finanziamento dell’80% del prezzo di acquisto della casa. Ci sono però delle eccezioni e delle operatività messe in atto da alcuni istituti bancari.

Queste operatività sono legate a un fondo statale che si chiama Consap, che prevede per il cliente la possibilità di ottenere un mutuo al 100%.  In questo caso il 50% del mutuo erogato  viene garantito da un fondo statale, quindi in sostanza sono operazioni meno rischiose per la banca rispetto a un po di tempo fa e contemporaneamente si fornisce un ottimo servizio al cliente che non deve avere ovviamente liquidi per acquistare.

Cosa consiglieresti alle persone che si apprestano a cercano un mutuo per comprare la loro prima casa?

Il mio consiglio in questo caso è di valutare non soltanto il prodotto in sé, ovvero il tasso (molto simile da banca a banca), ma anche tutto il regime delle spese accessorie, che possono variare tra le banche.

È molto importante per una corretta valutazione informarsi per ciò che concerne le tempistiche di rilascio della delibera reddituale del mutuo, perché questo consente al cliente una maggiore tranquillità nella sottoscrizione di una proposta di acquisto. 
Avere al proprio fianco un consulente del credito può aiutare il cliente a fare una più corretta valutazione degli elementi descritti sopra, al fine di scegliere il miglior prodotto di mutuo possibile in base alle proprie esigenze.

Nei tuoi 15 anni di carriera come consulente finanziario, cosa hai visto di più cambiare nel settore immobiliare?

A cavallo tra il 2011 e il 2012 c’è stato uno stravolgimento del settore finanziario e quindi nelle erogazione dei mutui, perché si è passato da un periodo in cui si finanziavano quasi tutte le richieste ad un periodo di blocco delle erogazioni.

Attualmente siamo in un periodo più “sano” dal punto vista finanziario, in quanto se un cliente ha i requisiti necessari non ha problemi nell’erogazione di un mutuo. Parimenti il settore immobiliare si è modificato avendo risentito anche della diminuzione dei prezzi degli immobili. Ciò ha consentito un progressivo aumento delle compravendite.

Come vedi il mercato immobiliare da qui a 10 anni?

Una maggiore professionalizzazione della figura dell’agente immobiliare, sia per quanto riguarda la creazione di nuovi strumenti di lavoro e di nuove operatività che le agenzie immobiliari potranno mettere a disposizione dei clienti. 

Questo si lega ad  una sempre maggiore connessione che dovrà esserci  tra il settore immobiliare e quello finanziario, che ha prodotto finora risultati buoni ma non in linea con quelle che sono le reali potenzialità del mercato.

Ci racconti un aneddoto che ti ha colpito particolarmente nel tuo lavoro?

Mi ricordo ancora un’operazione di mutuo che  ho gestito per un mio cliente circa due anni fa. Questo ragazzo, giovane di 30 anni insegnante precario aveva difficoltà ad accedere ad un mutuo e aveva perso ogni speranza dopo aver contattato senza successo varie banche. Alla fine è riuscito a comprare casa ed a ottenere il mutuo grazie alla mia consulenza. Fu un’ operazione finanziariamente molto complessa, ma che alla fine siamo riusciti a portarla a termine. 

Non mi scorderò mai nel momento in cui eravamo dal notaio a rogitare il pianto di gioia  di questo ragazzo che tra le lacrime mi disse : Andrea, questa casa è anche un po tua se ti devo dire la verità! Ci siamo fatti due risate insieme e ancora oggi sorrido al pensiero. 

Cosa si intende per abitazione principale?

Cosa significa abitazione principale ai fini del pagamento delle imposte sulla casa? Quali pertinenze vengono considerati abitazioni principale?

abitazione principale

Capire cosa significa abitazione principale è importante ai fini del pagamento di alcune fondamentale imposte e tasse sulla casa, in particolare sull’IMU e la TASI. Per cui esistono deduzioni quando si calcola il pagamento delle tasse relative all’immobile di proprietà.

Per abitazione principale si intende un immobile che abbia tre principali caratteristiche:

  • Possesso
  • Residenza anagrafica
  • Dimora abituale

Ciò significa che una casa per esser considerata abitazione abituale deve essere di tua proprietà, devi avere la residenza anagrafica presso quell’immobile, e deve essere la tua dimora abituale e quella della tua famiglia, cioè devi viverci abitualmente.

Se ad esempio, hai la residenza a Torino, ma per lavoro vivi a Milano, la casa di Torino non può esser considerata abitazione abituale.

Cos’è la pertinenza di un abitazione principale?

Probabilmente, all’ora di pagare le tasse sulla casa, avrai sentito parlare di pertinenze. Si definiscono così le unità complementari all’immobile, come per esempio il box auto, la cantina o il giardino.

Per legge, secondo l’art.13comma 2del D. L. n. 201, si definiscono pertinenze dell’abitazione principale ( o dimora abituale) quelle classificate nelle categorie catastali :

  • C/2 magazzini, cantine e soffitte
  • C/6 autorimesse, garage, box auto
  • C/7 tettoie

Ai fini del pagamento dell’IMU, solo una pertinenza paga le imposte come prima casa, quindi con detrazioni fiscali. Ad esempio, se un appartamento possiede due garage, solo uno dei due pagherà l’IMU con la detrazione dell’ abitazione principale, mentre per il secondo garage si pagherà le tasse come seconda casa.

Come si dimostra la dimora abituale?

Prima di tutto raccomandiamo di recarsi nel proprio comune e accertarsi di aver compilato i moduli relativi alla casa in cui si autocertifica che il proprio immobile ha i requisiti di abitazione principale di cui abbiamo parlato sopra.

Se la dichiarazione di dimora abituale non dovesse bastare, sarà necessario dimostrare che vivi abitualmente presso quella casa. Farlo non sempre è semplice, ma una recente sentenza della cassazione, pubblicata in marzo 2019, ha espresso che le bollette delle utenze possono bastare a dimostrare il carattere abituale. Cioè consumando luce, acqua, e gas si dimostra che stiamo abitualmente vivendo presso quell’indirizzo.

Quale percentuale del tuo reddito è giusto investire nell’affitto?

Quanto dello stipendio è giusto spendere per l’affitto? Meglio affittare o comprare casa? Ecco le stime degli esperti in Italia.

Il mercato immobiliare è cambiato di nuovo, ormai è un dato di fatto.  Fino a pochi anni fa assistevamo al crollo dei prezzi, alla chiusura di tante aziende. In quel periodo, molti professionisti del settore hanno perso il lavoro. Quest’anno, invece, è stato uno dei migliori per l’industria del mattone.

Per il mercato immobiliare è sicuramente una buona notizia. L’altra faccia della medaglia, però, è che i prezzi sono cresciuti in maniera esorbitante, soprattutto quelli degli affitti. Ci sono quartieri, come quello della Comasina a Milano, in cui i prezzi non hanno mai smesso di lievitare. E continuano a farlo.

Per questo, nel nostro blog oggi parliamo della percentuale del reddito che vale la pena destinare all’affitto. Con questo post scoprirai se stai spendendo troppo per l’affitto e se, dunque, potrebbe essere meglio comprare invece di affittare.

Quanto vale la pena spendere per l’abitazione?

Secondo le stime degli esperti sia per il mutuo o per l’affitto, non si deve spendere più del 28% del proprio reddito. Mentre secondo Idealista, attualmente la spesa attuale si aggira intorno al 30% del reddito annuale e arriva a toccare il 40% nelle grandi città.

Secondo i dati Istat del 2018 gli Italiani  spendono circa il 38% del proprio reddito per pagarsi l’affitto.  Naturalmente queste statistiche variano a seconda della regione: la Sardegna ha registrato gli affitti più alti con un prezzo medio di 15,46€ al mq, segue Valle d’Aosta con 14,89€, Lazio e Lombardia con prezzi medi al metro quadrato rispettivamente di 12,17€ e 12,08€.

MEDIA PREZZI AFFITTI-2
Dati today.it

Ciò nonostante, la cifra che si spende per la casa varia anche a seconda che si paghi un affitto o un mutuo. Da una ricerca di Info Data del Il Sole 24 Ore l’11,4% dei cittadini spende più del 40% del proprio reddito per pagarsi il mutuo. Una percentuale che si abbassa per chi vive in provincia e nelle campagna. Negli ultimi anni, però, questa cifra è cresciuta sensibilmente.

Meglio affitto o comprare casa?

Nella maggior parte dei casi, gli analisti concordano sul fatto che dipende dalla situazione specifica di ogni famiglia: dai risparmi, dalla situazione familiare, dal lavoro… Eppure, spesso il mutuo risulta più conveniente dell’affitto, specialmente in città come Roma e Milano.

Alcuni esperti sostengono che sia meglio comprare perché, una volta trovato il capitale necessario per la caparra e per le spese, l’acquisto sarebbe molto più conveniente dell’affitto.

Se ti interessa comprare casa e vuoi informarti sulle condizioni dei prezzi, puoi accedere al nostro portale per la ricerca di immobili nella tua zona. Così scoprirai quali sono le condizioni dei prezzi nella zona che ti interessa. Ricorda che in Housefy offriamo i costi di commissioni fissi più bassi del mercato sia per chi compra che per chi vende casa.

Vivere in un locale commerciale… L’alternativa agli affitti!

Si può vivere in locale commerciale? Posso adibire un ufficio in una abitazione? Tutto quello che c’è da sapere se si vuole vivere in un locale commerciale.

vivere in un locale commerciale

È possibile vivere in un locale commerciale? Di fronte ai prezzi esorbitanti degli affitti di oggi, soprattutto nelle grandi città come Roma e Milano, vivere in un ufficio o un negozio è un’idea a cui molti Italiani sicuramente hanno pensato.

In Italia non è illegale vivere in un locale commerciale, ma prevede delle limitazioni che dobbiamo considerare se vogliamo vivere, affittare o vendere un locale commerciale.

Vivere in locale commerciale è illegale?

Vivere in un locale commerciale, cioè in uno stabile classificato come A10 nei registri del catasto, non è consentito se per vivere intendiamo trasferire il proprio domicilio o residenza presso l’indirizzo in questione. Detto questo, nessuno può impedire di trascorrere la notte nell’ufficio, salvo restando eventuali molestie subite dai vicini.

Inoltre, vivere in un locale commerciale non prevede detrazioni sulle utenze come luce, acqua e gas come in caso delle abitazioni private. Gli immobili adibiti a negozi o uffici, pagano infatti un costo maggiore per le utenze e per l’ICI che nel caso di uffici non viene considerata prima casa.

Inoltre, non è possibile affittare o vendere un immobile adibito a negozio o ufficio per uso abitativo, se non si adatta l’ambiente per viverci. In caso di modifiche alla proprietà, solo dopo aver ottenuto il certificato di abitabilità è possibile vendere o affittare l’immobile ad uso abitativo.

Cosa devo fare per registrare un locale commerciale come abitazione? Una delle possibili soluzioni è cambiare la destinazione d’uso dell’immobile. Considerato che ottenere un certificato di abitabilità per un locale commerciale è molto difficile, l’unica alternativa è cercare di modificare lo spazio e trasformarlo in un’abitazione.

Quali altre caratteristiche sono necessarie?

Non solo è essenziale modificare la destinazione d’uso ma è prima di tutto necessario far sì che lo stabile abbia una serie di caratteristiche. Ad esempio, deve erigersi su terreno urbano, ovvero un terreno sul quale sia possibile costruire, e deve avere almeno un bagno con doccia o vasca. Inoltre, è fondamentale che la comunità dei residenti approvi le modifiche e dia il suo benestare.

A conti fatti, se decidi di vivere comunque in un immobile non residenziale ricordati che le spese delle bollette e il pagamento delle tasse sarà più alto rispetto a quello di una casa, e che non puoi trasferire il domicilio e la residenza in un immobile adibito ad uso commerciale.

In conclusione, sì è possibile vivere in un locale commerciale ma solo modificando legalmente la destinazione d’uso dell’immobile, ottenendo il certificato di abitabilità.

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Tasse vendita casa: quanto costa vendere un immobile?

Quante sono le tasse sulla vendita della casa del 2019? Quando siamo esonerati dalle tasse per la vendita sull’immobile?

tasse vendita casa

Uno dei primi dubbi di chi vende casa sono le tasse. I proprietari che si rivolgo a noi per mettere in vendita il proprio immobile ci chiedono sempre quali sono le tasse da pagare per la vendita dell’immobile a carica del venditore.

Generalmente il venditore non è tenuto a pagare alcuna tassa quando incassa i soldi della vendita di una sua proprietà, salvo alcuni casi. Vendiamo insieme i casi più comuni in cui è necessario il pagamento di imposte all’Agenzia delle Entrate e quando invece si è esenti.

Quando il venditore deve pagare tasse per la vendita di un immobile?

Le tasse per chi vende casa sono previste solo se l’abitazione è stata acquistata da meno di cinque anni, amenochè se negli anni tra l’acquisto e la vendita questa sia stata la sua abitazione principale, per il soggetto fisico che vende o per la sua famiglia.

Perché le tasse per la vendita della casa si applicano solo se non sono passati cinque anni dall’acquisto? Si tratta di una forma mirata a evitare che si generino speculazioni. Infatti è la plusvalenza generata da una vendita entro i 5 anni dall’acquisto ad esser soggetta a imposte dalla stato, ovvero la differenza tra il valore incassato e il valore d’acquisto dell’immobile.

Facciamo un esempio, se hai comprato casa l’anno scorso a 200.000 € e tra un anno lo rivendi a 250.000€ generi una plusvalenza di 50.000€, questa differenza di ricavo sarà quella tassata. Questo vale sempre che tu non abbia utilizzato l’immobile come abitazione principale.

Definizione di abitazione principale

Ai fini dell’applicazione delle tasse sulla vendita di una casa si definisce abitazione principale la dimora quotidiana di una persona che normalmente è quella riportata nelle informazioni anagrafiche.

Per determinare l’esenzione del versamento dell’IRPEF si considera abitazione principale la casa in cui il proprietario e la sua famiglia abbiano vissuto per la maggior parte del tempo nel periodo trascorso tra l’acquisto e la vendita dell’immobile. Fondamentale è, inoltre, che il contribuente lo possa dimostrare.

Quando il venditore di un immobile è esente dal pagamento delle tasse?

Riassumendo quando detto sopra il venditore non paga alcuna tassa quando:

  • Sono trascorsi almeno 5 anni dall’acquisto
  • Quando non sono ancora trascorsi 5 anni, ma dimostra che la casa è stata la prima abitazione per la maggior parte del tempo dall’acquisto alla cessione.

A questi due casi aggiungiamo anche l’esenzione delle tasse in caso di vendita di un immobile ricevuto per cessione o donato. Le tasse sulla vendita di una casa donata non sono previste anche se non sono trascorsi 5 anni dall’acquisto del donatore.

Quante tasse si pagano sulla vendita di una casa ?

Vediamo ora quali tasse sulla vendita di una casa tra privati nello specifico. La tassazione della plusvalenza sulla vendita dell’immobile sono di due tipologie: ordinaria e separata.

La tassazione ordinaria sulla plusvalenza si applica sul reddito complessivo in base agli scaglioni, cui si applica l’aliquota IRPEF. Fino a 15.000 € di reddito si versa un 23%; fino ad arrivare all’ultimo scaglione di reddito che prevede il versamento di un’aliquota del 43% in caso di reddito annuo superiore a 75.000€.

Aliquote IRPEF 2019
Aliquote IRPEF 2019. Fonte fiscoetasse.com

La tassazione separata può sostituire l’ordinaria e prevede invece il pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 20% della plusvalenza generata al momento della vendita dell’immobile. Se decidi di avvalerti della tassazione separata sulla vendita dell’immobile, allora dovrai comunicarlo al momento dell’atto al notaio, e successivamente alle Agenzia delle Entrate.

La tassazione separata è sicuramente più convenitene per il contribuente, in quanto prevede un’imposta fissa sulla plusvalenza minore di quella prevista dal primo scaglione di reddito della tassazione ordinaria.

Tuttavia, il consiglio che diamo a tutti i proprietari che vendono casa con Housefy è, prima di tutto, di verificare quanti anni sono passati dall’acquisto delle immobile e il caso in cui rientrano tra quelli descritti sopra. Se hai bisogno di una consulenza gratuita sulla vendita della tua casa contattaci senza alcun impegno, il nostro team di esperti sarà felici di risolvere ogni tuo dubbio.

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Qual’è il costo di un atto notarile immobiliare?

Quanto costa un atto notarile? Le tasse, il costo del notaio e tutto quello che devi sapere sui prezzi del rogito quando copri casa.

costo atto notarile

Il costo di un atto notarile, o rogito, per la compravendita di una casa dipende da molti fattori, ed impossibile stabilire a priori un costo fisso. Le spese più rilevanti sono infatti quelle da versare allo stato e dipendono dal valore complessivo dell’immobile.

Avere i soldi per pagare una casa senza mutuo non significa quindi dover pagare solo la parcella del notaio, ma dovremmo far fronte ad una serie di imposte che variano dalla tipologia di immobile, dal suo uso e dal valore.

Come calcolare il costo del rogito per la prima e la seconda casa

Una delle classificazioni fondamentali per stabilire un preventivo sul costo dell’atto notarile è la distinzione tra prima e seconda abitazione. Infatti, se stiamo per comprare la nostra prima casa l’atto ci consterà meno. A partire dall’imposta di registro, calcolata sul valore sul valore catastale, viene calcolata sul 2% per la prima casa e sul 9% per la seconda.

Abbiamo già parlato delle tasse per l’acquisto della prima casa da pagare al momento del rogito in un precedente articolo del blog, quali appunto imposta di registro, imposta catastale e ipotecaria.

A queste spese, si aggiunge il pagamento dell’IVA in caso di acquisto dal costruttore, che sarà del 4% sul valore totale dell’immobile nel caso sia la nostra prima casa, e del 10% se si tratta della seconda.

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Quanto costa il notaio per registrare l’atto di compravendita?

Al costo dell’atto notarile si aggiunge la parcella destinata al notaio, che include il suo lavoro vero e proprio quale la convalida e la registrazione del contratto di vendita e dell’atto di mutuo qualora sia previsto.

Come molti pensano il lavoro del notaio è quello di mettere una firma. Quante volte pensiamo alle parcelle del notaio e pensiamo di aver sbagliato mestiere? In realtà ricordiamo che il notaio che fa il rogito è un pubblico ufficiale, unica figura accreditata per rendere valida e ufficiale la compravendita dell’immobile.

costo rogito atto notarile

Stabilire il costo del notaio, inteso come onorario professionale non è semplice, in quanto oggi il prezzo viene determinato dal libero mercato. Fattori come il prestigio delle studio notarile e le eventuali complessità dell’atto, come ipoteche e mutui, pignoramenti, usufrutto, etc… incidono sul costo finale della parcella.

Tuttavia, se dovessimo stipulare un costo medio, considerando l’esperienza dei nostri clienti, possiamo dire che il costo del notaio si aggira mediamente tra i 3000 e i 5000 Euro. Tali spese sono sempre da considerarsi a carico del compratore, insieme alle imposte precedentemente descritte.

Quali sono le tasse per l’acquisto della prima casa?

Come calcolare le tasse per l’acquisto della prima casa? Imposta di registro, ipotecaria e sostitutiva, ecco come sapere quante imposte pagare per la prima casa.

tasse acquisto prima casa

Coronare il sogno di comprare casa significa sostenere costi che vanno oltre l’apertura del mutuo e i costi notarili. Oggi parliamo nel blog di come calcolare le tasse per l’acquisto della prima casa, ovvero ciò che dovremmo pagare allo stato alla firma dell’atto di vendita.

L’importo da pagare varia in base alla tipologia del venditore e dell’immobile. Le tasse si dividono in imposta di registro, imposta catastale, imposta ipotecaria e sono da pagare nel momento in cui firmiamo il rogito davanti al notaio.

Come calcolare l’imposta di registro 2019 sulla prima casa?

L’imposta di registro viene calcolato attraverso una formula a partire dal valore catastale. Per ottenere il valore catastale sarà sufficiente consultare la visura catastale. La formula da applicare al valore è la seguente:

VALORE CATASTALE x 115 x 100

A questo importo dovremmo calcolare il 2% di IVA per l’acquisto della prima casa da privato. Mentre se acquistiamo l’immobile da un costruttore, ovvero se la casa è nuova, si applicherà il 4% di IVA all’importo ottenuto dalla formula.

Mentre l’imposta catastale per la prima casa ha costo fisso di 100€ se la casa si acquista da un privato, mentre sale a 200€ se si compra da un costruttore.

Imposte prima casa ipotecaria e catastale

Rientrano nelle tasse per l’acquisto della prima casa quella ipotecaria e quella catastale, sono imposte fisse che dipendono da chi compriamo l’immobile.

Se acquistiamo la prima casa da un privato pagheremo un costo fisso di 50€ per ciascuna imposta. Mentre se compriamo da un costruttore la quota sale a 200€ per ciascuna imposta. Quindi possiamo liberarci delle imposte ipotecarie e catastali con un totale di 100€ se acquistiamo da un privato, di 400€ se compriamo la prima casa da un’impresa di costruzioni.

Chi paga l’imposta sostitutiva sul mutuo?

L’imposta sostitutiva è da mettere in conto quando calcoliamo le tasse per l’acquisto della prima se questa prevede un mutuo, che si paga, come le imposte precedenti al momento della firma del rogito davanti al notaio. Si chiama sostitutiva perché si paga al posto delle imposte fisse di registro e ipocastali. In questo caso l’importo da calcolare, per la prima casa, è del 0,25% sul valore totale del muto.

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Quando posso fare rumore a casa mia?

A che ora posso fare lavoro in casa in un condominio? Quali sono le fasce orarie per fare rumore?

orari lavori in casa

Partiamo dalla premessa che se si può fare rumore a casa non significa che questo non disturbi i nostri vicini. Ma certe volte, soprattutto quando dobbiamo ristrutturare casa ciò è inevitabile. Allora vediamo come agire dentro delle possibilità che ci offre al regolamentazione in vigore.

Ogni regolamento condominiale include una parte sugli orari per fare rumore nella propria abitazione, sia una festa di compleanno, le prove della band di tuo figlio, o la visione di un film in Dolby Surround per testare la potenza del suono. Generalmente vengono fissati degli orari che, se non riportati negli spazi comuni del condominio, potrai sapere semplicemente contattando l’amministratore.

Nella maggior parte dei casi si stabiliscono due fasce orarie, una alla mattina e una pomeridiana. Generalmente si permette di fare rumore dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 21.00.

Cani che abbaiano, bambini che urlano, radio a tutto volume, e litigate tra i coniugi possono portare a controversie non di poco conto tra vicini, ed in questo l’estate è forse il periodo più complicato per via delle finestre aperte. Ma niente di tutto ciò può disturbare quanto i lavori di ristrutturazione della casa del nostro vicino. Vediamo allora come comportarti e quando possiamo fare rumore se ristrutturiamo il nostro appartamento.

Quali sono gli orari consentiti per i lavori di ristrutturazione in casa?

Arriva quel periodo in cui dobbiamo ristrutturare casa, o fare dei piccoli lavori di manutenzione rumorosi e ci chiediamo se andremo a disturbare i vicini, soprattutto quando viviamo in un condominio.

Generalmente è consentito lavorare in casa con martelli, trapani e quant’altro serva a migliorare lo stato della casa dalle 8.00 del mattino fino alle 17.00, rispettando le fasce orarie pomeridiane di riposo. Il buon senso ci impone di escludere i giorni festivi e i fine settimana, anche se non in tutti i condomini viene proibito. Seppur questa sia la regola generale, raccomandiamo di informarti presso i rappresentanti amministrativi del tuo condominio sulle normative concordate.

Inoltre, se abbiamo esigenze particolari, ad esempio se possiamo lavorare solo la domenica, possiamo chiedere una deroga agli amministratori, i quali ne discuteranno con i condomini per decidere se concederla o meno.

Buona norma è sempre avvisare il vicinato con un cartello, in cui nei migliori dei casi ci scusiamo in anticipo per il disturbo e indichiamo gli orari in cui andremo a lavorare, conforme alle regole del condominio.

Il ricorso all’intervento del giudice

Quando i disturbi provocati dal rumore diventano una costante il vicino può rivolgersi alle autorità giudiziarie, ma attenzione, in questo caso non basterà portare le testimonianze dei condomini! Si dovrà provare il rumore attraverso una perizia fonometrica di un perito tecnico.

In questo caso il giudice potrà identificare la molestia del danno sonoro considerando tre elementi: la collocazione dell’appartamento, l’orario e la persistenza del rumore. Il giudice, se accerta l’illecito civile, può obbligare il colpevole ad insonorizzare casa e stabilire un risarcimento appellandosi all’articolo 2043 del codice civile.

Nei casi più gravi i rumori molesti possono trasformarsi in reato penale. Ricorrere a provvedimenti legali è una via che si sceglie di intraprendere quando il dialogo non funziona e quando il disturbo diventa intollerabile nell’ambiente circostante, ma i tempi legali possono essere molto lunghi. Per questa ragione, spesso conviene insistere su un accordo tra le parti fuori dai tribunali.

Come sapere se una casa è pignorata

Come sapere se una casa è pignorata? Piccole e semplici operazioni da fare prima di comprare una casa.

come sapere se una casa è pignorata

Quando decidiamo di comprare una casa è buona norma conoscere tutte le informazioni sull’immobile, specie se ci sono ipoteche o pignoramenti in corso. Si tratta di una cosa molto importante da sapere perché eviteremmo così una serie di problemi e costi in futuro.

Per farlo ci dobbiamo rivolgere al Registro Immobiliare presso l’Agenzia delle Entrate, all’Ufficio del Territorio, ente dello stato incaricato di archiviare ed aggiornare tutti gli atti relativi ai beni immobili nazionali. Tutte le informazioni relative alle compravendite, ipoteche e pignoramenti sono pubbliche, accessibili liberamente da ogni cittadino. Se quindi ti stai chiedendo come sapere se una casa è pignorata eccoti una breve guida sui passi da seguire.

Come richiedere la visura catastale di un immobile?

Per conoscere la “vita precedente” della casa che andremo a comprare, e quindi anche eventuali pignoramenti, è necessario richiedere un’ispezione attraverso la visura catastale. Prima di tutto devi richiedere i dati catastali dell’immobili all’agenzia o al proprietario e presentarti all’ufficio del Territorio dell’agenzia delle entrate richiedendo un’ispezione ipotecaria.

Questo è necessario per richiedere la visura catastale con cui sapere se l’immobile è pignorato o ha un’ipoteca in corso. Ma non solo, attraverso questa ispezione saremmo in grado di conoscere anche tutti i passaggi di proprietà della casa come donazioni e atti di compra vendita. Negli ultimi anni è possibile accedere alla procedura anche online attraverso la pagina web delle Agenzie delle Entrate seguendo le indicazioni riportate.

Sapere se un’immobile è pignorato viola le norme sulla privacy?

Sapere se una casa è pignorata è un diritto di tutti e non viola in alcun modo le normative sulla privacy. In questo modo la legge tutela i passaggi di proprietà degli immobili proprio per evitare brutte sorprese al compratore dopo l’acquisto.

Malgrado ciò, i dati contenuti nella visura catastale possono contenere dati sensibili sui precedenti o sull’attuale proprietario, per cui è fondamentale trattarli con la dovuta cura. Infatti non è permesso in alcun modo divulgare tali informazioni relative per esempio a cause giudiziarie passate o in corso, debiti, o ipoteche.

Se conoscere le informazioni dell’immobile che desideriamo comprare è un diritto tutelato e promosso dalla legge, sapere se la casa è pignorata è una raccomandazione che facciamo sempre.

Differenza tra catasto e conservatoria

differenza tra catasto e conservatoria

differenza tra catasto e conservatoria

Quando ci troviamo davanti all’acquisto di un immobile è necessario effettuare alcuni iter giuridici obbligatori, uno di questi è proprio l’iscrizione della proprietà alla conservatoria e al catasto.

Entrambe le operazioni prevedono di comunicare il passaggio di proprietà da un soggetto all’altro del bene, per averne una traccia e comunicarlo allo stato. Ma qual’è la differenza tra registro catastale e il registro della conservatoria?

Il registro catastale. Si può definire catasto una sorta di inventario di tutti i beni immobili esistenti sul territorio italiano e appartenenti a soggetti privati e pubblici.

Quindi a cosa serve il catasto? Il registro catastale è indicato per conoscere l’importi di alcune importanti tasse, come ad esempio l’IMU e l’Irpef. Lo stato utilizza i dati catastali per stipulare le proprie politiche economiche e per emettere leggi volte alla salvaguardia dell’ambiente. Inoltre, è una base di informazioni importanti per le agenzie immobiliari, al fine di ricavare importanti dati per realizzare studi sul mercato immobiliare.

La conservatoria dei registri è l’ufficio fisico presente in ogni regione d’Italia, in cui vengono archiviati i registri ipotecari e immobiliari nazionali. La sua funzione è quella di conservare, catalogare e rendere disponibili i passaggi di proprietà degli immobili. Qui è possibile ricavare informazioni aggiornate su pignoramenti, donazioni, ipoteche, e compravendite.

Qual’è la principale differenza tra catasto e conservatoria dei registri immobiliari?

I due concetti sembrano molto simili, ma qual’è la principale differenza tra catasto e conservatoria? Il catasto ha unicamente fini fiscali, in quanto spesso i notai non registrano gli atti di proprietà al registro catastale, e come abbiamo visto è utile per conoscere gli importi di alcune specifiche imposte.

Invece la conservatoria registra i passaggi di proprietà, e li tiene sempre aggiornati. Per cui se vogliamo conoscere lo stato di una proprietà dovremo accedere all’ufficio dei registri immobiliari della conservatoria e richiedere la visura ipotecaria che ci darà lo stato del bene, come proprietari, ipoteche in corso, ed eventuali pignoramenti.

A differenza del catasto, la conservatoria dei registri immobiliari ci fornisce prova certa della titolarità giuridica dell’immobile, sia esso soggetto pubblico o privato. Per questa ragione si dice che la conservatoria è probatoria.

Cosa fare se i dati del catasto non coincidono con quelli della conservatoria?

Nel tempo si sono verificate non poche discrepanze tra le informazioni del catasto e quelle nei registri della conservatoria delle proprietà sul territorio nazionale, per un mancato aggiornamento della base dati catastali. Il dato che più discrepanza vede tra i due uffici è proprio la planimetria della proprietà. Questo è dovuto soprattutto a lavori e migliorie degli immobili fatte nel tempo e non segnalate nel catasto.

Ciò ha generato non pochi problemi nelle operazioni di compravendita ed una aumento sproporzionato della burocrazia, tanto da portare il governo a stipulare un decreto con lo scopo di allineare le informazioni delle due banche dati.

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Il decreto legge 31/05/2010 n. 78

Ci ha pensato il Decreto legge del 31/05/2010 n. 78 ha provare a mettere un po di ordine, obbligando il cittadino proprietario di un immobile a correggere eventuali discrepanze di informazione tra i due registri. Il catasto ha messo a disposizione dei cittadini uno sportello presso gli Uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio in cui è possibile fare domanda per segnalare e correggere eventuali errori sul proprio immobile.

Visto l’obbligo imposto dalla legge, se ti accorgi di avere registrati dati discrepanti sulla tua casa nei registri catastali, il consiglio è quello di rivolgerti quanto prima all’ufficio del tuo territorio, lo puoi fare anche online sulle pagine governative dedicate. Inoltre, buona pratica è verificare se i dati sono corretti, specie se si è in procinto di vendere casa, o al momento di preparare la documentazione con il notaio.